“LA MUSICA E’ FINITA, GLI AMICI (DI MARIA) SE NE VANNO”…MAGARI!

Sì sa che quando in tv un format ottiene il consenso del pubblico diventa il canovaccio sulla base del qualeconfezionare gli altri programmi. Se osserviamo il percorso fatto da “Amici di Maria De Filippi”, un tempo “Sarannofamosi”, si può chiaramente vedere come questo lo sia stato per anni per tutti i talent che l’hanno seguito, ma ora igiochi si sono invertiti e, a fronte della difficile battaglia con l’Auditel della scorsa edizione, Maria e compagni sonocorsi ai ripari, unica soluzione: l’ibridazione. Già, facciamo di “Amici” un misto del peggio che, (oltre all’inguardabile“programma – scuola” che da anni ci propinano) abbiamo proposto al nostro adorato pubblico – e dai qualiquest’ultimo, sia chiaro, non si è mai dissociato, anzi, ha continuato a guardare senza porsi la benché minima domanda- mettiamoci un po’ di “Amici”, per forza altrimenti non si potrebbe più chiamare così, un pizzico di “X factor”, unabuona dose di “Italia’s got talent” e perché no, anche un pizzico di “Ma come ti vesti” (noto programma di “Realtime” con Enzo Miccio e Carla Gozzi), con la stilista Maria De Filippi che non perde l’occasione di commentarel’abbigliamento degli aspiranti alunni; da che pulpito vien la predica mi vien da dire, c’è da ammettere che Maria inquanto ad abbigliamento avrebbe molto da imparare, ma questo è un altro discorso. Certo è che quest’anno “Amici” sta raschiando il fondo, qualitativamente parlando, e siamo solo alla fase iniziale,anzi, per essere precisi siamo ancora ai provini, evidentemente la produzione ha voluto godersi le vacanze estive senzapassarle a esaminare improponibili candidati che di musica e di ballo raramente possono essere considerati l’esempio.Se negli anni passati a quest’ora eravamo già alle litigate tra i banchi di scuola, quest’anno di quei banchi nemmenol’ombra: una commissione, anzi due, divise per ogni disciplina, un grande pulsante rosso a fianco di ogni insegnante,pronto a schiacciarlo quando non ne può più dell’orribile prestazione di chi si trova di fronte, insomma sembra quasidi essere ad una puntata del “Quizzone”, quando i concorrenti dovevano indovinare cosa stesse facendo la persona nelfilmato, e qua non siamo molto lontani, a volte c’è proprio da capire se qualcuno stia cantando o facendo altro, stessacosa vale per il ballo. È chiaro che questo rappresenta un giro di boa per la De Filippi e la sua squadra che, a questo punto, è bene che sichieda se è il caso di trascinare un prodotto televisivo così snaturato e privo di senso ormai, semmai ne avesse avutouno, o se è il caso di chiudere definitivamente questo scempio. Sentiamo strisciare le unghie sugli specchi da quantogli autori ci si stiano arrampicando con forza e il risultato non è affatto positivo. “Amici” ha perso la sua natura damolti anni ormai, ma ora siamo ad un punto di non ritorno: non si tratta più di scuola, ma di prodotto televisivoconfezionato ad hoc per mantenere incollato allo schermo un pubblico ormai talmente assuefatto da non essere ingrado di distinguere un brutto e discutibile prodotto televisivo, da un buon programma, la cui ignoranza (televisiva epurtroppo a volte non solo) rappresenta l’ago della bilancia per decidere cosa mandare in onda e, per colpa del quale ciritroviamo ottimi programmi a notte fonda e mediocrità di questo tipo che si impossessano del palinsesto di un’interarete per una stagione intera: fascia pomeridiana, prima serata, ci manca solo che ci facciano compagnia a colazione esiamo a posto. Ciò che è criticabile, a questo punto, non è il prodotto in sé, ma la cultura che in questi anni la De Filippi è stata ingrado di diffondere con i suoi programmi dai quali sembra non riuscire a staccarsi. Al di là delle false speranze createin tutti quelli che vi hanno partecipato ha plasmato il pubblico ad immagine e somiglianza dei suoi banali programmi,non consentendogli di distinguere tra ciò che ha senso guardare e ciò che è costruito e alimentato da lei e dalla suasquadra per diffondere la cultura della banalità e alimentare l’ignoranza, non in senso dispregiativo, ma intesa comeatto di ignorare qualcosa, soffermando la propria attenzione sulla pochezza dei suoi prodotti televisivi e togliendola afatti veramente importanti. A questa mia critica si può chiaramente rispondere che ci deve essere spazio anche perl’intrattenimento, che a volte è giusto staccare dai problemi, dalle cose troppo importanti e concedersi un po’ di svago.Sono d’accordo, la televisione nasce anche come mezzo per far divertire il pubblico e staccarlo dalla quotidianità,almeno per un attimo, per quanto possibile; ma esiste l’intrattenimento intelligente, ne abbiamo mille esempi, anzi neavevamo, perché buona parte di questi hanno subito le scelte irresponsabili di molti direttori di rete così chel’intrattenimento, se di tale si può parlare, che strizza l’occhio al telespettatore, ha preso purtroppo il sopravvento. Ciòche conta sono i dati d’ascolto e il pubblico alla fine diventa un numero al quale è aggrappato il proprio futurotelevisivo e allo stesso tempo, una preda incapace di scegliere (inevitabile conseguenza della reiterazione di certiprodotti nel corso degli anni), al quale si fa credere di avere l’ultima parola sul successo degli alunni protagonisti. Credo che si debba guardare la televisione con occhio critico, non sono mai per le scelte drastiche o per cose come“cambiate canale o spegnete il televisore”, ma in questo caso, considerando anche la situazione sociale attuale, credonon ci sia alternativa: lasciamo che De Filippi e compagni continuino ad arrampicarsi sugli specchi per conto loro,lasciamoli giocare al “Quizzone” finché si divertono, ma non partecipiamo attivamente ad un ulteriore peggioramento,mostriamoci un pubblico capace di scegliere e facciamole capire che il tempo di “Amici” è finito, contribuiamo achiudere un periodo televisivo che non solo ha peggiorato la sua offerta e l’opinione sociale del mezzo, ma ha creatouna massa di persone assuefatte ad una televisione che non ha nemmeno diritto di essere definita tale.

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