“L’ULTIMA PAROLA” vs “ANNOZERO”: NON C’E’ PARAGONE!

«La politica può anche pensare di tappare la bocca ai giornalisti e di chiudere le trasmissioni, ma non può anestetizzare le storie». Gianluigi Paragone apre così la prima puntata della terza edizione de “L’ultima parola”, schierandosi dalla parte di Michele Santoro e spiazzando il pubblico che si aspettava quanto meno un inizio diverso, ben lontano dalla messa in onda di parte dell’ultimo editoriale del giornalista ad “Annozero”. Già, perché è risaputo che Paragone e Santoro non si schierassero con la stessa parte politica o meglio, non avessero idee, come dire, compatibili; ma il conduttore di quello che si accinge a diventare il nuovo programma di informazione di Rai Due, non sembra essere deciso a prendere la posizione che tutti si aspetterebbero. Incalzato in conferenza stampa a pochi giorni dalla prima puntata, infatti, non le ha mandate a dire, anzi: “E’ stato fatto fuori dalla politica. Da liberale mi dà fastidio che qualcuno chieda e ottenga lo scalpo di un giornalista. Alla fine un programma che racconta il Paese non c’è più e ad uscirne sconfitta è la libertà“.
Difficile credere che abbia pronunciato davvero queste parole, ma ce ne rallegriamo constatando l’obiettività dimostrata nel valutare la vicenda di “Annozero” e la sua fermezza nello schierarsi dalla parte del collega giornalista. Questo però cambia le carte in tavola perché non eravamo pronti alla trasmissione che di lì a poco si sarebbe palesata di fronte ai nostri occhi: un Gianluigi Paragone che ha abbandonato giacca e cravatta a favore dell’“abito da cronista”, cercando di colmare quella lacuna lasciata da Santoro, al fine di raccontare davvero il nostro Paese attraverso le sue storie. Non a caso ad intavolare il dibattito ci ha pensato Simona, una precaria di ventisette anni che pur avendo votato centrodestra alle ultime elezioni, si ritrova oggi a manifestare la sua indignazione contro il governo. Insomma, un Gianluigi Paragone sempre più simile a Michele Santoro, che stimola il racconto della ragazza, lasciandosi però andare ogni tanto ad un tono più da “Mi manda Raitre” piuttosto che da talk show politico e che a tratti, mentre vaga tra il pubblico in cerca di racconti e opinioni ci ricorda molto Gad Lerner a “L’infedele”.
Un Paragone davvero irriconoscibile e che probabilmente vorrebbe apparirci come diverso rispetto a quello delle due precedenti edizioni. Sarà la prima serata, la responsabilità di aver occupato un posto di primaria importanza per la seconda rete Rai, o meglio di averne l’occasione giusta per affermarsi al suo interno, ma non ci convince e non è una questione di idee politiche, ma di conduzione. Manca di personalità e sembra ancora alla ricerca di una posizione precisa, non riesce perfino a rispondere alla provocazione di Sallusti che ad inizio puntata allude chiaramente alla chiusura di “Annozero” perché troppo schierato a sinistra rispetto a programmi come “L’ultima parola”, per cui il solo fatto di essere in onda, per giunta in prima serata, sarebbe la prova del suo legame con il centrodestra. Ci spiazza un Paragone di questo tipo, perché non sappiamo da che parte metterlo e soprattutto non sappiamo da che parte metterci rispetto a lui, non riusciamo a credere che possa diventare il nuovo Santoro e che, anche solo per un attimo, ne abbiamo avuto la sensazione. Dobbiamo ricorrere ai dati d’ascolto per chiarirci le idee e ritornare con i piedi per terra: 1.578.000 spettatori pari al 6.98% di share; contro i 3.994.000 spettatori e il 18.77% di share de “I Migliori anni”, condotto su Rai Uno da Carlo Conti, vincitore indiscusso della serata.
Basta fare un passo indietro e andare a leggere i numeri di Santoro, che non sto ad elencare, per capire che, appunto, non c’è Paragone e non si sarebbe dovuti nemmeno arrivare a farlo tale confronto, se solo si fosse deciso di lasciare entrambi i giornalisti al loro posto. Resta il fatto che il conduttore de “L’ultima parola” ha mostrato una profonda intelligenza e una capacità di prendere le distanze dalle proprie opinioni, senza permettere che queste prevalessero sul buon senso e sulla ragionevolezza. Credo sia, dunque, opportuno dargli una possibilità, aspettare di vedere se la Rete decide di lasciargli il posto conquistato in prima serata e provare a capire, nello stupore generale di fronte ad una conduzione e a una presa di posizione inaspettata, quale piega abbia deciso di far prendere al programma. La solidarietà mostrata a Michele Santoro e l’obiettività con cui è stato capace di valutare la vicenda, ci suggeriscono di concedere a “L’ultima parola” una seconda possibilità, l’occasione per mostrarsi un programma migliore di quello delle precedenti edizioni, riscattandosi e dimostrando magari che rivalutare le proprie idee ogni tanto è sintomo di intelligenza ed è opportuno farlo.“Io ho fallito perché ho puntato tutte le mie fiches su un progetto politico liberale e riformista che è entrato in crisi. Prima ho tifato perché convinto che le ricette fossero giuste e i direttori d’orchestra i migliori possibili, ora invece non regalo più ai politici di centrodestra una fiducia smisurata.”. Non ci sarà paragone con Santoro, ma diamo a Paragone un’altra possibilità sperando che trovi presto una sua via, dimenticando il fantasma di “Annozero”.

Condividi!
  • Print
  • Facebook
  • Add to favorites
  • email
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Twitter
  • Yahoo! Buzz

Lascia un commento

Devi aver effettuato l'accesso per poter commentare.