TAMARREIDE E GLI SCANDALIZZATI A SCOPPIO RITARDATO
Quando si pronuncia il nome di “Tamarreide”, ci si trova di fronte una serie di facce sconcertate e interrogative: c’è chi si domanda come si faccia a mandare in onda un programma del genere, chi non sa nemmeno cosa sia o chi lo critica profondamente, ma in fondo è informatissimo sulle sue vicende. Soffermarsi a dire che “Tamarreide” non sia un buon prodotto televisivo è ovvio, dal momento che è talmente evidente il basso livello del programma e del lavoro autoriale che non basta limitarsi ad evidenziarne la banalità, il tutto merita un’analisi più approfondita, che spazi verso il contesto, ma soprattutto verso l’offerta televisiva di cui è figlio che ha contribuito a fare molti più danni di quanti ne stia facendo da solo il programma condotto da Fiammetta Cicogna.
Qualche settimana fa abbiamo analizzato la trasmissione nello specifico e non siamo stati clementi. “Tamarreide” non solo è scritto male, ma nasce da un’idea che definirei ridicola, dal momento che è assurdo mettere in piedi una produzione televisiva che si occupi di come vivono i tamarri, non riesco a definirlo in altro modo se non assurdo. Credo che, però, il problema vada analizzato a monte prima di parlare di degenerazione nello specifico del programma, perché il degrado dei prodotti televisivi è qualcosa con cui, purtroppo, stiamo facendo i conti da tempo. “Tamarreide” è solo la punta di un iceberg che si è formato nel corso degli anni all’interno di una società assuefatta ad un certo tipo di televisione e che, col tempo, si è uniformata e ha imparato ad amare e seguire determinati prodotti televisivi. Per questo fatico a credere a chi si scandalizza di fronte alla trasmissione di Italia 1 dal momento che essa rappresenta semplicemente il risultato prevedibile di un percorso iniziato anni fa. La televisione nasce, di per sé, già caricata di un importante ruolo
educativo, addirittura alfabetizzante, nel momento in cui arriva nelle case della gente in un periodo storico favorevole in questo senso.
Come non ricordare il celebre maestro Alberto Manzi e le sue lezioni di scuola primaria rivolte evidentemente ad un pubblico analfabeta. Col passare degli anni quel pubblico cresce, numericamente, ma soprattutto culturalmente, dunque da strumento di ausilio nella lotta all’analfabetismo, la televisione diventa una sorta di esempio, un modello educativo, morale e così si crede sia ancora oggi. È per questo motivo che ci si scandalizza di fronte alle scene di sesso mandate in onda in prima serata o alla volgarità verbale e non solo. Parte tutto da un’idea che noi, in quanto società, abbiamo di televisione come di un mezzo all’interno del quale certi comportamenti debbano essere censurati, non esposti. Ecco questa è la percezione che si ha del mezzo televisivo, ma di fronte a tale considerazione è opportuno porsi alcune domande: dov’era la moralità televisiva (e il conseguente pubblico che oggi si scandalizza di fronte a “Tamarreide”) quando il fenomeno “Grande Fratello” o “Amici di Maria de Filippi” si stava diffondendo indisturbato, anzi acclamato e osannato a suon di ottimi dati d’ascolto? Quando su un’isola sperduta nell’oceano ex vallette inacidite si prendevano a sberle o si tiravano i capelli come bambini irrequieti all’asilo, in lotta per un giocattolo? Dov’era tutto questo pudore quando in diretta televisiva o in prime time gli autori del “Grande Fratello” mandavano in onda evidenti immagini di sesso o quelli de “La Pupa e il secchione” non si facevano mancare la messa in video di ogni angolo di corpo delle belle Pupe? Dov’erano quando dilagavano gli insulti e le litigate tra in banchi della scuola più famosa d’Italia? Questo non giustifica ovviamente la bassezza di “Tamarreide”, né tanto meno l’esagerazione delle immagini e del bruttissimo spettacolo che ci sta mostrando; ma è opportuno fare un passo indietro per capire che tutto questo era prevedibile, che la degenerazione era dietro l’angolo e ora è arrivata, resta solo decidere quello che si vuol fare di fronte a tutto questo.
Purtroppo la scelta è stata già compiuta attraverso il telecomando dal momento che il debutto è stato seguito da 2.073.000 spettatori (7,98 % di share), nella fascia 15-24 anni il programma ha sfiorato il 22%. C’è gente che non vede l’ora di vedere la prossima puntata, di sapere come andranno a finire le questioni amorose e non, insomma, le solite dinamiche da reality. Già perché è proprio questo il punto,
l’assuefazione di cui si parlava precedentemente è proprio questa: c’è chi non riesce a guardare oltre, chi considera questo un reality come tanti altri e ad esso si appassiona come sempre, non riuscendo a cogliere la sua diversità e, soprattutto, la sua esagerazione. Si tratta di un pubblico che non ha più la capacità di decifrare il messaggio che il mezzo televisivo gli manda, che ragiona per stereotipi e modelli, ovvero quelli di una televisione che è tale da anni e che è stata la causa di un prodotto come “Tamarreide” che sta spaccando il pubblico in due: da una parte coloro che non si rendono conto più di nulla perché non riescono a guardare, ma si limitano a vedere quello che la televisione offre loro; dall’altra quelli che dopo anni di lungo silenzio e tacito assenso verso tutto quello che hanno guardato, ora si sono svegliati e hanno capito che forse c’è qualcosa che non va, insomma gli scandalizzati a scoppio ritardato. C’è bisogno di coerenza e di consapevolezza delle proprie scelte, dire che “Tamarreide” rappresenta l’aspetto diseducativo della televisione è come dire che tutto quello che è venuto prima sia stato migliore, in realtà forse è stato addirittura peggio, perché si è trattato di qualcosa di subdolo, di un meccanismo che è stato inculcato nelle menti degli spettatori facendo loro apprezzare un tipo di televisione che non è mai stata degna di essere chiamata tale. Sarebbe stato meglio averci pensato prima, quando eravamo ancora in tempo, piuttosto che lamentarci ora che i giochi sono fatti.
Pensiamoci per la prossima volta !










