54esima Biennale di Venezia, Padiglione di Genova: La rivincita dell’ Ingegner Viziano sulla tiepidezza Genovese
Ha aperto ieri sera alle 19.00 il Padiglione Genovese della 54esima esibizione internazionale di arte della Biennale di Venezia, all’interno della magnifica cornice di Palazzo della Meridiana, di recente restrutturazione, ad opera dell’ingegnere Viziano, imprenditore di spicco nel capoluogo ligure nel settore edile, che privatamente ha deciso di riportare agli antichi splendori uno dei palazzi più belli del nostro centro storico, riportando, finalmente, tale bellezza agli occhi della cittadinanza e dei turisti.
Tante sono state le polemiche che hanno accompagnato la nascita di questo evento, tutte, prurtroppo, legate alla totale assenza delle istituzioni nell’affiancamento dei privati e degli artisti per questa importante uscita pubblica.
Durante il discorso di apertura, nel quale sono intervenuti oltre a Viziano anche il curtore della mostra Marcenaro e il Professor Sgarbi, l’Ingegniere ha piu volte sottolineato, con amarezza, quanto sia difficile a Genova “muovere il cuore delle persone”, a partire dalle istituzioni e dal Comune, il più vicino rappresentante della città, dei cittadini e della cultura degli stessi, che come dichiarato dall’ imprenditore, “li ha lasciati con il cerino in mano”.
Purtroppo l’assenza non si è registrata solo nella parte organizzativo finanziaria ma anche alla presentazione di eri sera, dove il Sindaco e la Giunta, “brillavano” per la propia trasparenza, trasparenza a cui privati imprenditori non hanno voluto adeguarsi reputando essenziale essere presenti all’interno di una manifestazione così scoppiettante; Noi, Genova, una della Capitali Europee della Cultura!
A salvare la “schiera delle istituzioni”, in corner, è accorso l’Assessore Rossetti, che con immenso imbarazzo si è impegnato a garantire alla manifestazioni i finanziamenti per la comunicazione dell’evento.
La parola poi viene presa da Pippo Marcenaro, che con le parole “una mostra è una serie di impressioni che il curatore immodestamente coglie e le espone” spiega la filosofia di tale esposizione, nata dalla volonta di combinare il “minestrone” di idee artistiche che la modernità sta manifestando, esaltando la contraddizione del nostro tempo, ovvero pittori che non si sa più se sono pittori, fotografi che nn si sa più se sn fotografi, e cosi via.
In ultimo interviene Vittorio Sgarbi che nuovamente, con la vena polemica che lo contraddistingue, denuncia l’assenza delle istutuzioni all’interno di una iniziativa che nasce dentro uno Stato, all’interno del padiglione che rappresenta il Nostro Stato alla Biennale di Venezia.
Ampio spazio però è stato dato anche alla spiegazione della mostra, intesa come la fotografia dello stato dell’arte in Italia in questi dieci anni. Come sottolineato dal Professore, l’arte in questi anni ha scoperto e ricoperto nuove metodiche di linguaggio e nuovi stili di comunicazione, ma si è appassionata anche ad un nuovo concetto di bellezza artistica, basti pensare, come sottolineato da Sgarbi, il segno del nuovo millenio, ovvero lo spettacolo distruttivo di New York l’undici Settembre.
Per questo quindi la mostra vuole essere un “cosa ha fatto l’arte in questo decennio”, non pensando a questa come un’infermeria per curati e curarori ma un luogo della segnalazione di bellezza soggettiva.
La grande rivincita sulle istituzioni, distanti e scettiche per questa manifestazione c’è stata, ieri sera infatti le sale del Palazzo erano strabordanti di persone, a causa dell’affluenza record, parecchi non hanno potuto assistere alla presentazione e per accedere alle sale della mostra era essenziale effettuare alcuni istati di attesa in coda per permettere il deflusso dei visitatori. Sottolinendovi la mia personale soddisfazione per tale avvenimento, mi sento ancor più contento e compiaciuto del fatto che i genovesi, a differenza dei propri rappresentati politici, siano attenti e felici che all’interno della nostra città vengano promosse manifestazioni di tale calibro.
La mostra è stata organizzata in quattro sale deifferenti, una al primo piano e tre al piano terreno. Salite le scale del palazzo, si trova la sala dei pittori e della fotografia. I primi, contemporanei, ritraggono impresioni e stati d’animo utilizzando la pittura su tela, nella quale giocano un ruolo importante e predominante i colori scuri. I fotografi, invece, hanno deciso di immortalare la società moderna, come elementi architettonici, dove il cemento la fa da padrone, oppure la contaminazione dell’ uomo nella natura, come le installazzioni di giochi per bambini all’interno dei giardinetti verdi per lo svago dei più piccoli.
La vera essenza di bellezza e di modernità si assapora però al piano inferiore, dedicato completamente alla scultura. Nella pirma sala del cortile appare al centro della stanza un’opera del Bovenga, Genovese, che dopo diverse esperienze nazionali e internazionali approda ad un nuovo esperimento; la progettazione di uno spazio sferico concavo, nel quale inserisce oggetti, come quello esposto alla mostra ovvero lo “studio per un ritratto totale”.
Nella seconda stanza invece dominano una installazione di Clombara, artista che ha già esposto a Venezia alla Biennale, una culla in ferro battuto e un cavallo a dondolo formato da biglie di vetro di Tomaino. Infine nella terza sala domina sicuramente l’installazione di Giovanrosa, che a partire da una vecchia giostra per bambini crea una scultura del gusto nostalgico contaminadola con nuovi elementi.
Il giudizio a tale esposizione non può che essere piu che positivo, per la location, eccezionale, per la maestria di esposizione e di scelta dei pezzi, ma soprattutto per la filosofia che sta alla base, ovvero la scommessa sui nuovi talenti, su chi desidera veramente fare arte; una filosofia che purtroppo nella nostra città sembra non trovare terreno fertile, come hanno dimostrato le istituzioni in tale occasione, ma che per fotuna trova dimora in imprenditori e privati che hanno voglia di riaffermare la centralità culturale della Superba.










