MARCO GUAZZONE: UNA VOCE CALDA E AFFASCINANTE CHE RACCHIUDE UN SENSO MAGICO E MAGNETICO.

Quest’oggi, cari lettori, ci occupiamo di musica e in particolare di Marco Guazzone, musicista dall’animo sensibile e nobile, nato il 31 maggio 1988 da padre musicista leader del gruppo sperimentale D.L.F. e da madre chitarrista classica. Comincia a studiare pianoforte a 6 anni, a 13 scrive la sua prima canzone e negli anni del ginnasio fa le sue prime esibizioni “pianoforte e voce”. Il debutto ufficiale avviene nel 2007 quando partecipa a “Operazione soundwave”, concorso della rete televisiva MTV per gruppi musicali emergenti, classificandosi secondo come solista. Per la puntata finale indossa una maglietta con un logo creato dal fratello grafico, un cervo con le rose, che diventerà l’immagine che lo rappresenta. Nello stesso anno viene scelto da MTV per aprire il concerto di Morgan nell’evento della Notte Bianca a Roma. Successivamente, per un breve periodo raggiunge la famiglia a Londra, dove si dedica completamente alla musica e comincia a suonare in alcuni pub e piccoli locali. Torna, poi, in Italia perché vince il bando di concorso per studiare musica da film al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, che lo porterà a collaborare con registi esordienti componendo colonne sonore per spot e cortometraggi. Nel frattempo, con alcuni musicisti forma un gruppo con il quale comincia un’intensa attività live a Roma che li porta a diventare ospiti fissi dello storico locale “The place”. Marco nel 2008, dopo essere stato anche ad Atene per un concerto multiculturale, partecipa al secondo remix dei “Radiohead”, dopo quello precedente di “Nude”, e la sua versione di “Reckoner” si classifica 10’ su 1664 e viene pubblicata sul sito ufficiale della band di Oxford. Nel 2009 viene scelto dal musicista newyorkese Jay Brannan per aprire in versione piano-voce i concerti del suo tour italiano. Nel 2010 autoproduce e pubblica in digitale su itunes il primo singolo “Love will save us” che, per due anni consecutivi, viene scelto da Fox Italia come colonna sonora del promo ufficiale Fox Life di San Valentino.

Ora è in studio di registrazione con il gruppo sotto la guida del produttore inglese Steve Lyon (che ha lavorato con Depeche Mode, The Cure, Paul McCartney) per realizzare il primo album.

L’abbiamo incontrato per conoscerlo meglio, entrare nel suo cuore e farlo conoscere sempre meglio, un ragazzo dall’animo sensibile e puro, un’intervista davvero forte a livello emotivo che fa emergere le varie sfaccettature di questo giovane musicista e artista.

1) Ciao Marco intanto come stai? Come stai trascorrendo questa estate? Quali sono i tuoi attuali impegni lavorativi e su cosa vertono e su cosa ti stai concentrando?
Ciao Massimo. In questi mesi sono in studio con il gruppo per registrare il nostro primo Ep [l’uscita è prevista per autunno 2011]; Confesso che è molto più dura di quanto pensassi, soprattutto con l’estate di mezzo, quando vedi che tutti se ne vanno al mare e in vacanza e noi, invece, siamo rinchiusi sotto terra senza vedere la luce del sole per ore..
Ma ne vale la pena, abbiamo l’incredibile opportunità di lavorare con un produttore inglese di fama internazionale, Steve Lyon, [Depeche mode, Paul McCartney, The Cure] che con la sua esperienza ci sta aiutando a creare qualcosa di davvero magico.
Quindi sto bene, molto bene, anche se sono ancora bianco come una mozzarella..!

2) Come è nato il brano “Sabato simpatico” presentato alle selezioni del Festival di Sanremo 2011 nella categoria giovani?
“Sabato Simpatico” è nato per gioco; è stato il mio primo vero approccio con l’italiano, e per prendere confidenza con una lingua per me nuova nel canto, sono partito da qualcosa di preesistente che mi aiutasse ad “ascoltare” la mia voce in una nuova forma; quindi ho scelto filastrocche popolari e scioglilingua (Giro Giro Tondo, La Bella Lavanderina, etc..) e intorno a quelle ho poi creato il resto della canzone.
Il risultato è una canzone che mi fa sentire leggero, mi diverte e mi fa tornare un po’ bambino quando non si ha nessuna preoccupazione; parla di quei giorni in cui ci si sente ingenuamente felici senza un particolare motivo, quei giorni in cui non c’è davvero niente che possa buttarti giù, e se davvero incontri un problema te lo lasci scorrere addosso, perché prima o poi il temporale passerà e il cielo tornerà sereno.
La creazione del brano e la sua registrazione in studio hanno coinciso con il bando d’iscrizione alle selezioni del Festival di Sanremo 2011 nella categoria giovani. Quindi, sempre per gioco, abbiamo deciso di iscriverci; non siamo stati selezionati per il festival ma il brano è stato pubblicato sul sito ufficiale della Rai e ha raggiunto più di 5000 ascolti in un solo mese. E’ stata, quindi, una grandissima soddisfazione scoprire che il nostro primo brano in italiano fosse stato condiviso e ascoltato da così tante persone su internet.
3) E’ il primo brano in italiano che hai scritto. Come Elisa hai sempre scritto e cantato pezzi in inglese. Come ti sei trovato a scrivere e cantare per la prima volta in Italiano? Hai avuto difficoltà rispetto all’inglese? L’effetto e l’impatto è il medesimo?
Fin dalla mia prima canzone, che ho scritto a 13 anni [Slay Tilling], ho usato l’inglese perché è una lingua che mi ha sempre affascinato perché grazie alla sua universalità permette di essere compresi e quindi ascoltati da tutti.
Essendo anche avvantaggiato ad usarla, una parte della mia famiglia vive a Londra, per me è stato facile sceglierla e usarla come lingua principale dei miei testi.
Poi, sono arrivato ad un punto in cui ho sentito la necessità di esplorare la mia prima lingua, ed è così che, come una sfida, ho deciso di provare a scrivere in italiano.
Ho incontrato tante difficoltà e piccoli ostacoli che sono propri di una lingua complessa e artificiosa ma che, una volta districata, regala un linguaggio denso di emozioni e sentimenti.
E’ stato come aprire un vaso di pandora, da quando ho scritto Sabato Simpatico non sono riuscito più a smettere di scrivere in italiano.
Sono due lingue molto differenti; l’inglese ha il pregio di essere un linguaggio semplice ed immediato che si adatta perfettamente alla musica leggera; l’italiano, invece, con la lunga tradizione dell’opera, è più imponente e risonante, ogni parola ha un peso molto preciso che ha bisogno di essere dosato ed equilibrato minuziosamente.
Ma penso sia proprio questo il bello, è molto stimolante dover trovare un incastro perfetto tra tutte le parole e le frasi che compongo il testo di una canzone.

4) Come nasce il gruppo musicale STAG? Tourneè? Date e luoghi? Che musica proponete? Che intenti vi siete posti? Insomma, parlaci a tutto tondo relativamente a ciò? Siete soddisfatti di quello che state facendo e avete fatto finora?
Ad un certo punto del mio piccolo percorso musicale da solista – pianoforte e voce – cominciato nel 2007, ho sentito il bisogno di portare la mia musica ad un livello superiore, per crescere musicalmente e sperimentare soluzioni e generi che riempissero luoghi e spazi più ampi.
Così è nato il progetto STAG – che prende il nome dal logo che rappresenta la nostra musica [un cervo stilizzato incastonato da due rose rosse] – che segna semplicemente un’evoluzione della mia anima musicale; è lo stesso modo di scrivere e fare musica impreziosito da altri strumenti per esprimere al meglio ogni idea e suggestione musicale: alla chitarra Andrea Benedetti, al basso Niccolò Senni, alla tromba Stefano Costantini e alla batteria Giosuè Manuri.
Questa crescita e questa nuova forma che ha preso la mia musica mi sta insegnando moltissimo perché il confronto con gli altri elementi del gruppo permette di unire i diversi stili musicali di ognuno di noi che convergono e si incontrano nelle canzoni dando vita a mondi musicali inusuali e inaspettati. Si uniscono così le mie radici di musica classica con potenza rock, sonorità pop e contaminazioni dell’elettronica. Per l’uscita dell’ Ep è prevista un’intensa tourneè promozionale, presentazioni e showcase in giro per l’Italia e l’Europa.
Il tour è fondamentale perché permette di testare in maniera diretta le canzoni e stabilire un vero contatto con il pubblico. Crediamo molto nel suonare dal vivo perché rimane il modo migliore per condividere e portare in giro la propria musica.
Attraverso la musica vorrei condividere con gli altri le mie piccole esperienze. I miei brani sono piccole storie, racconti, descrizioni di sogni e speranze.
Penso che le canzoni siano un tramite per mandare in giro segnali e riceverne altri in risposta, e quando si suona dal vivo, tra l’ascoltatore e il musicista si crea un intenso scambio di emozioni che fa crescere e arricchire entrambi. Sarebbe bello quindi, attraverso la musica, poter continuare a usare questo strumento magico per metterci in contatto con gli altri.

5)Ascoltando le tue canzoni si nota che i testi sono delle vere poesie, la melodia si intreccia e ti avvolge, ma come nasce una tua canzone?
Le canzoni nascono quasi tutte al pianoforte e mentre compongo nella mia testa immagino anche tutti gli altri strumenti; successivamente quindi si evolvono con la chitarra, si sviluppano attraverso la base ritmica del basso e della batteria e si arricchiscono con la tromba per poi raggiungere finalmente una forma definita.

La parte più importante è l’arrangiamento del brano, che regala al pezzo un suo stile preciso; in questa fase lavoriamo tutti insieme unendo al meglio le nostre idee e esperienze musicali. Mi ha sempre affascinato la contaminazione dei generi musicali quindi per me è molto importante che ognuno di noi metta nel brano un po’ del suo bagaglio musicale.
Penso che esista uno specifico luogo per scrivere e questo luogo è accanto ad uno strumento, perché quando sei circondato da musica diventi musica e diventi parte dello strumento stesso che è ciò che ti permette di creare la musica. Questo luogo può essere davanti a un pianoforte, o con una chitarra in mano; quando l’ho capito ho deciso di creare il mio luogo di musica. Ho quindi cercato e trovato insieme al mio gruppo, un posto nostro, nascosto sotto terra, nelle fondamenta della città, dove i nostri strumenti si incontrano per dare vita alle nostre energie musicali. L’ispirazione nasce soprattutto di notte perché è il momento migliore per creare senza distrazioni e senza incertezze. La canzone, che aspettava da tempo nel misterioso spazio in cui vivono le canzoni prima di essere scritte, ti spinge a mettere le mani sullo strumento, sui tasti del pianoforte o sulle corde della chitarra, e dopo le prime note e i primi accordi senti l’irruenza di tutto il resto, come una vita sospesa che vuole riprendere a pulsare e scorrere.
È quando accade questo che mi rendo conto dì essere solo uno strumento, un tramite, attraverso il quale, come corrente elettrica, la musica passa da un luogo indefinito al nostro mondo.
6)Quali ostacoli, negli anni, ti hanno fatto stringere i denti ma, allo stesso tempo, ti hanno dato la forza di continuare la tua professione e la strada che ti sei promesso di percorrere?
L’esperienza più importante e significativa per me e per il mio percorso da musicista è stato trasferirmi a Londra appena finita la scuola.
È una città che offre davvero molto spazio ai musicisti, è piena di locali che con delle serate chiamate “Open Mic Nights” permettono di suonare a chiunque.
Il fatto è che non sono proprio dei posti semplici in cui suonare, anzi, ti ritrovi in una sala che ti intimidisce totalmente perché sei al livello del pubblico.
Il tuo lavoro è due volte più faticoso rispetto a suonare in un club più grande, dove hai il fonico, le luci, dove c’è uno spettacolo, e tu sei il protagonista.
Ma senza palco, con un impianto schifoso e niente casse spia, di fronte a un tizio che si beve una Guinness alle sette di sera, è molto difficile suonare.Il tuo lavoro è trascendere da tutto questo.
Quello che ho sempre voluto fare è suonare in un luogo che fosse intimo fino all’inverosimile, veramente raccolto, dove sei proprio di fronte alla gente.
Qui, invece, molte persone vengono per chiaccherare, poche per ascoltare; a volte ci può essere davvero molto rumore. È minaccioso.
Esibendoti in questi posti impari ad adattarti e a non essere solo completamente assorto nella musica. Guardi la sala che è comunque parte di ciò che stai facendo.
È una forza che ho sempre voluto ci fosse nella mia musica, il mio cantare, il mio suonare; se non riuscivo a far avvicinare la gente non c’era motivo di andare avanti. Ma ho ancora molto da imparare.

7) Fra le numerose collaborazioni artistiche avute e vissute quale ti ha lasciato di più un segno e qualcosa di indelebile e perchè?
Un’incontro che ricordo con gioia e un pizzico di orgoglio è quello con Morgan nel 2007 – in occasione della Notte Bianca a Roma per la quale avrei suonato in apertura del suo concerto – quando mi ha chiesto di fare il sound-check al posto suo dicendomi che ero molto bravo e potevo sostituirlo senza problemi per la prova volumi; è stata una piccola soddisfazione, soprattutto perché veniva da un musicista che stimo e ammiro particolarmente.
Poi c’è Jay Brannan, per il quale ho aperto i concerti del suo tuor italiano e alcune date europee. Ho imparato tanto da lui, dal suo modo di stare sul palco, dal suo modo di fare musica e di raccontarsi quando canta.
Jay mi ha insegnato come un artista possa entrare in contatto con il pubblico semplicemente facendo emergere la propria personalità.
La collaborazione più incredibile è quella che sto avendo adesso con Steve Lyon che con il suo tocco e la sua sensibilità artistica segnerà il nostro debutto ufficiale nel mondo della musica.

8)Una bella voce, un talento nella scrittura, un bel viso. Si evince un animo sensibile e profondo. Che tipo è Marco Guazzone? Parlaci un di te e del tuo mondo!
Il mio mondo? È davvero molto noioso.. vivo solo di musica: mangio musica, bevo musica, dormo musica!
La verità è che mi sono reso conto che per rendere la passione per la musica un vero lavoro, ogni impegno e singolo sforzo deve essere finalizzato a raggiungere questo scopo. Ho quindi lasciato indietro qualsiasi cosa che mi distraesse da questo obiettivo; la mia vita adesso è completamente immersa nella musica. Sono sempre alla ricerca del confronto e di nuove esperienze, e cerco di impiegare le mie energie musicali in ogni campo.
Penso che le solide opinioni musicali di un altro artista siano un buonissimo punto di partenza per scoprire cosa interessa a me. Quindi cerco di ascoltare generi di musica sempre diversi in modo da potermi confrontare ogni volta con qualcosa di nuovo e avere nuovi stimoli e nuove idee per creare.
Nel tempo “libero” insegno pianoforte, studio composizione per musica da film e sto imparando a suonare nuovi strumenti.

9) Un brano di successo e un video toccante e particolare: “Love will save us”. Perchè pensi che l’amore ci salverà?
Mi affascina pensare che le canzoni siano delle dichiarazioni d’amore aperte a tutti: tramite una sola canzone si possono conquistare e far innamorare più persone contemporaneamente.
“Love Will Save Us” è nata così, pensando a qualcosa che possa unirci e farci lottare per conquistare e realizzare i nostri sogni.
Penso davvero che l’amore ci proteggerà ed è la musica che ci salverà.

Grazie Marco e in bocca al lupo per la tua sempre più spumeggiante carriera.

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