“CUOCHI E FIAMME”: QUANDO UN “GIURATO DA TRATTORIA” FA LA DIFFERENZA
Approdato in televisione con Antonella Clerici tra le cucine de “La prova del cuoco”, Simone Rugiati, dopo una piccola pausa all’Isola dei Famosi, è ritornato alla sua vecchia e cara passione: la cucina. Con “Cuochi e fiamme” ci ha tenuto compagnia tutto l’inverno, poco prima dell’ora di cena su La7D e, considerato il successo della trasmissione sul digitale terrestre, da qualche settimana stanno andando in onda le repliche su La7, tutti i giorni alle 18.30. È vero che di programmi di cucina ne abbiamo ormai la nausea perché ce li stanno propinando in ogni salsa e con ogni variante, ma soprattutto perché, diciamo la verità, non possiamo fare a meno di associarli alla Clerici e alle sue sfiancanti “Tagliatelle di Nonna Pina” che, poveri noi, ha portato perfino sul palco dell’Ariston. La storia di “Cuochi e fiamme” non inizia, però con Simone Rugiati, né tanto meno con il perfetto trio Fiammetta Fadda, giornalista enogastronomica; Chiara Maci, blogger culinaria e Riccardo Rossi, uno dei più bravi attori e comici presenti in Italia, purtroppo molto sottovalutato. Il programma nasce nell’agosto del 2010 e a guidarlo vi era Alessandro Borghese, chef e ormai celebre volto di Real Time e tra la giuria ad affiancare Chiara Maci e Fiammetta Fadda c’era Leonardo Romanelli, giornalista gastronomico e scrittore di libri di cucina, già noto al pubblico televisivo per il suo ruolo di critico a “Chef per un giorno”. Quasi nessuno di noi, però, se la ricorda questa fase della trasmissione perché, pur essendo comunque un buon format, gli è mancata in quel caso quella spinta in più che è arrivata grazie alla coppia Rugiati – Rossi e che le ha dato la popolarità di oggi. È bastato un piccolo cambio alla conduzione e alla giuria per dare identità al programma che, ormai non si presenta più come una semplice trasmissione di cucina, ma ha raggiunto il suo intento iniziale, ovvero intrattenere il pubblico attraverso la sfida dei due concorrenti in gara, confezionando un prodotto di puro intrattenimento culinario, in cui agli ottimi consigli dello chef e alle idee degli improvvisati cuochi, si affianca il ruolo principe di Riccardo Rossi, diventato inevitabilmente il fulcro della trasmissione a cui Simone Rugiati ha imparato a fare sapientemente da spalla. L’equilibrio perfetto tra un programma di cucina e uno di puro intrattenimento in cui ogni componente ha un suo ruolo, mai troppo sopra le righe e mai troppo nascosto. Un chiaro esempio di buona scrittura del format, il quale si presenta chiaro e impeccabile, due concorrenti si sfidano in quatto prove: manualità, abilità, creatività e presentazione. Dopo aver scelto l’ingrediente base hanno trenta secondi di tempo per entrare in dispensa e dieci minuti per cucinare i loro piatti da far assaggiare alla giuria. A questa rigida scrittura del format si affianca, però il punto di forza della trasmissione, ovvero la leggerezza e l’improvvisazione del “giurato da trattoria”, così come si definisce lo stesso Riccardo Rossi, la sua amatriciana cucinata con tre ingredienti, tre e non di più; la sua diffidenza verso qualunque tipo di innovazione culinaria, ma soprattutto i tempi comici di un attore che sa bene cosa voglia dire essere tale. Il tutto affiancato all’eleganza e all’esperienza di Fiammetta Fadda, al suo essere praticamente opposta alla logica culinaria, ma anche alla dialettica di Riccardo Rossi; un accostamento che sembrerebbe stridere e che, invece, risulta essere il più esilarante e divertente soprattutto quando la povera Fiammetta non riesce a resistere alle battute dell’attore romano. Defilata, ma non troppo, divertita certamente dai siparietti di Riccardo Rossi, Chiara Maci che ormai è diventata il vocabolario culinario del comico, quella che, come ripete spesso lui lo aiuta a dare un nome ai sapori che lui assaggia. Insomma non potrebbe fare a meno né de l’una, né dell’altra. C’è un motivo se il programma ha raggiunto il successo di questo inverno solo con questi protagonisti e soprattutto solo con questa conduzione, molto meno rigida di quella precedente. È impossibile ottenere un enorme consenso di critica e pubblico se chi conduce il programma vi aggiunge gli stessi ingredienti della sua struttura: se alla sua rigidità e staticità si affianca una ritualità nella conduzione, un cerimoniale che poco si addice ai programmi di cucina, soprattutto se ibridati con l’elemento del gioco, che dovrebbero invece puntare maggiormente sulla convivialità. Riccardo Rossi ha dato un contributo enorme nel far questo, ma a lui si sono affiancati gli indispensabili ruoli degli altri protagonisti che hanno imparato ad affiancarlo, facendogli da spalla quando ne è stato il caso e, allo stesso tempo, cercando di contenerlo quando, al contrario, era più opportuno dare spazio all’elemento culinario. In questo modo si è creato un buon equilibrio all’interno della trasmissione che scorre fluida e leggera, al punto da non accorgersi quasi dell’arrivo della fine. Ancora una volta La7 sta dimostrandosi una Rete attenta non solo ai dati d’ascolto, ma alla qualità e questo è probabilmente solo l’inizio di una stagione che si preannuncia in ascesa, dal momento che dirigenti e conduttori non sembrano voler smettere di cavalcare l’onda favorevole che li sta portando in questi mesi molto a largo rispetto alle reti concorrenti. Restiamo a vedere!










