LA NOTTE DEGLI CHEF: SIGNORINI E IL “TALENT CULINARIO”

Canto, ballo, recitazione, pattinaggio, danza sportiva, non c’è ambito in cui il talent non si sia esteso con prepotenza e consenso di pubblico; ma la cucina, o meglio l’arte culinaria, quella gli mancava e sembrava davvero una cosa insopportabile, al punto che Canale 5 non ci ha nemmeno dato il tempo di lamentarci che eccoci accontentati. L’onnipresente Alfonso Signorini reduce dal suo “Kalispera”, nonché dalla partecipazione al “Grande Fratello” come opinionista d’eccezione, ha voluto questa
volta mettersi alla prova dietro i fornelli. Nove aspiranti cuochi si sfidano, suddivisi in tre squadre, capitanate da tre grandi chef italiani, in una gara culinaria, arbitrata proprio dal direttore di “Chi”, con l’ausilio di tre aiutanti: il Principe Emanuele Filiberto di Savoia, di cui veramente ci mancava di vedere solo questa, Iva Zanicchi e Belen Rodriguez in sostituzione di Elisabetta Canalis che ha volontariamente abbandonato il programma, non si sa se per le burrascose vicissitudini della sua love story o se per gli attacchi subiti da uno dei concorrenti durante la scorsa puntata. Canalis o non Canalis, Rodriguez senior o Rodriguez junior, arruolata nella prima puntata come cameriera addetta a servire le pietanze ai tre esperti giudici; il programma non solo non convince, ma è la dimostrazione di un ulteriore passo compiuto verso il baratro, verso quel fondo di cui abbiamo parlato la settimana scorsa. In un periodo televisivo in cui la cucina in televisione va di moda, e non sto parlando solamente della collaudatissima “Prova del cuoco” di Antonella Clerici, ma anche per fare un esempio, di “Cuochi e Fiamme”, programma di La7 che ha riscosso un grande successo durante la stagione invernale o della vastissima programmazione culinaria di “Real Time”. Ecco in un momento del genere quella della cucina sembrerebbe davvero una strada da percorrere e da sfruttare, ma di certo non in questo modo, non in prima serata su una rete nazionale e non da un Signorini che si aggira curiosamente tra le cucine con un cucchiaio di legno che infila puntualmente in ogni pentola. No, questo non si può vedere e nemmeno sentire dal momento che a tutto ciò non fa altro che aggiungerci quella dose di “reality” che, da qualche anno a questa parte, non guasta mai.
Quella lacrima o quella storia travagliata a cui si sa, il telespettatore non riesce a resistere, anche se il tutto è palesemente forzato. Ecco è proprio questo che ha stufato, e non è un discorso di ascolti o di consenso da parte del pubblico che, magari, come in questo caso, sembra esserci; è un discorso di qualità e di intelligenza nel pensare e proporre i programmi di intrattenimento. Già, perché non ci si può limitare a giustificare tutto questo dietro l’etichetta della leggerezza o del programma fatto per non far pensare il telespettatore e fargli passare qualche ora di sano divertimento davanti al teleschermo; no qua si tratta di creare proposte convincenti, ma soprattutto degne di essere chiamate tali, si tratta di essere stufi di programmi sempre troppo simili e ripetitivi nei pregi, come nei loro difetti. Basta concorrenti schierati di fronte a giurie di improvvisati o consapevoli giudici chiamati appunto a giudicare e ad indicare un vincitore o un perdente, tra i quali quest’ultimo sarà ovviamente quello più sfortunato con una vita strappalacrime alle spalle che non si vede l’ora di mettere in piazza con annesso pianto liberatorio. Il problema non sta nel programma di cucina che, se fosse rimasto tale, sarebbe stato anche leggero e interessante, ma nel voler inserire a tutti i costi un meccanismo che ormai è presente ovunque ed è quello che contribuisce a rendere tutto molto simile, a darci sempre quel senso di già visto, quella sensazione di sapere fin da subito come andrà finire. È questo che contesto al programma di Signorini: l’incoerenza rispetto al soggetto, la furbizia di presentarlo come un programma culinario per poi cadere nella banalità da reality e da talent show. Ci sono importanti segnali da parte del pubblico che dimostrano quanto abbia voglia di vedere altro, parlo di successi inaspettati da parte di reti che propongono una programmazione innovativa e in controtendenza rispetto a questa. Proposte televisive che nascono da un’attenta osservazione dell’attuale società, delle sue richieste, a volte implicite che, però, sarebbe il caso di tenere in considerazione se non si vuole rimanere indietro. Questo tipo di intrattenimento alla Signorini e non solo, ha vita molto breve e, considerando che siamo già nella fase di declino, credo che il tempo mi darà ragione.

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