“TAMARREIDE”: PIU’ IN BASSO DI COSI’ NON SI POTEVA ANDARE.
“Tamarreide” il reality sul mondo dei tamarri. Sì, avete capito bene, non è uno scherzo. È andata in onda ieri sera la docufiction di Italia 1 condotta da Fiammetta Cicogna che seguirà le avventure di quattro tamarri e quattro tamarre in giro per l’Italia. Al centro della pseudo trasmissione le vite degli otto “truzzi” che si racconteranno nel corso delle varie puntate (ovviamente sottotitolati perché non beccano un congiuntivo nemmeno impegnandosi). Il reality raschia clamorosamente il fondo, come direbbe Daniele Silvestri “più in basso di così c’è solo da scavare”, non ci resta che aspettare che qualcuno venga a tirarci su con “un argano a motore” come lui aspirava nella celebre “Salirò”. Musica a parte, è davvero difficile parlare di questa nuova trovata della “rete giovane” di Mediaset
che, evidentemente, non si è accontentata del clamoroso flop, altrettanto rasente il fondo, “Uman take control” e ha voluto strafare proponendoci un programma il cui solo titolo fa “accapponare la pelle”. Non possiamo dire di non essere abituati a stranezze e imbarazzanti trasmissioni, soprattutto per quanto riguarda il genere del reality, ma in questo caso il contatto di anni e anni con programmi di così bassa qualità non basta a salvarci dal contraccolpo che la sua visione provoca in noi: incredulità, sgomento, ci strizziamo gli occhi, chiediamo di tirarci un pizzicotto perché, davvero, non vogliamo crederci. Tutto inutile, è la dura e cruda realtà, non ci resta che guardare e cercare di capire dove voglia andare a parare cotanta banalità televisiva.
Ancora una volta mi chiedo dove sia finita la parte autoriale della televisione, se è impazzita di colpo o se ha esaurito le idee; se ha voglia di sperimentare (non mi sembra questo il caso) o se ha davvero così poca stima del suo pubblico da pensare che sia così tanto ingenuo da rimanere più di cinque minuti a guardare un programma del genere. “Ho trovato un grande entusiasmo sin da subito da parte del direttore di rete” (Luca Tiraboschi ndr), ha dichiarato Alberto D’Onofrio, regista ed autore del progetto; in cui forte è il desiderio che la trasmissione, definita senza mezzi termini come un “programma sul fenomeno sociale del tamarro”, possa aprire la strada al genere della docufiction anche in Italia e far sì che questa venga trasmessa in prima serata, come avviene già nei Paesi anglosassoni, dai quali ovviamente il programma trae spunto rifacendosi alla falsa riga di “Jersey Shore”, un reality show di Mtv in onda da dicembre 2009 che vede protagonisti otto giovani italo-americani che vengono filmati nella loro trasferta estiva nel Jersey Shore (nella prima e nella terza stagione) e a Miami Beach (nella seconda).
Grande entusiasmo da parte della Rete, nella figura del suo direttore, che non nasconde il suo appoggio al progetto, ma che allo stesso tempo ci getta nello sconforto più totale perché ci porta a chiederci che direzione ha intenzione di far prendere a Italia 1, cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo autunno, quale sarà la prossima mossa se questo è stato il regalino con cui ha deciso salutare questa stagione televisiva, prima della programmazione estiva. Nessuno può saperlo, certo è che il palinsesto della seconda rete Mediaset sta peggiorando clamorosamente, non facendo altro che proporci programmi di bassissima qualità. Mi duole dirlo dopo il grande esordio di Marco Berry della settimana scorsa, ma devo ammettere che probabilmente si è trattato di un’eccezione, una boccata d’aria per poi ritornare con la testa chinata giù a raschiare il fondo di quel barile che speriamo vivamente venga cambiato a partire da settembre, altrimenti ci toccherà davvero metterci a scavare.










