“ITALIA’S GOT TALENT”:  TRA “X FACTOR” E “LA CORRIDA”

Per una Corrida che finisce, una ne inizia e se quella che pretende di essere l’originale delude così tanto, figuriamoci quella che può essere considerata la copia mal riuscita: “Italia’s got talent”. La brutta copia de “La Corrida” di Corrado, un ibrido tra la storica trasmissione dei dilettanti allo sbaraglio e “X Factor” (nella fase delle selezioni iniziali), non convince affatto, anche se gli ascolti continuano a premiarla.
Ventiquattro concorrenti, tre giudici: Maria De Filippi, Rudy Zerbi e Gerry Scotti; due conduttori, Geppi Cucciari e Simone Annichiarico. Obiettivo? Scovare il talento italiano e assegnargli i centomila euro in palio. È andata in onda sabato sera la semifinale di “Italia’s got talent” in cui sono stati scelti i concorrenti che accederanno alla serata conclusiva e potranno sperare nella vittoria. Il format in onda per il secondo anno consecutivo sembra essere apprezzato dal pubblico che continua a fargli vincere la battaglia degli ascolti con il diretto concorrente di Rai Uno, “Me lo dicono tutti” (una media di 5.400.000 telespettatori con una share del 27 % per Canale 5; contro i 3.800.000 con una share del 18% per il programma di Rai Uno). Strutturalmente è di una prevedibilità e di una banalità senza precedenti; seppur sotto alcuni aspetti ricordi lo storico programma di Corrado, manca di quella disillusione, di quell’ ingenuità che ha sempre caratterizzato i coraggiosi dilettanti allo sbaraglio e che si è purtroppo persa anche nell’attuale “Corrida”. Tutto sembra creato appositamente ad hoc, tutto sembra scritto, preparato a tavolino, manca di spontaneità e di identificazione, l’elemento forte su cui lo stesso Corrado ha sempre puntato, regalando ai suoi concorrenti un attimo di gloria, facendo vincere loro magari una videocamera, e facendoli tornare felici, il giorno dopo alla vita di sempre. Chi partecipa ad “Italia’s got talent” non cerca i cinque minuti di gloria, ma cerca la svolta che gli cambi la vita, mira ai cento mila euro e sarebbe disposto anche ad inventarsi l’esibizione più assurda pur di evitare che quei tre giudici schiaccino la loro “X” e lo mandino a casa. La cosa è palese e rende il tutto abbastanza triste e sconfortante, perché è lo specchio di una società e la cosa più tragica è il fatto che la televisione se ne prenda gioco, perché è questo quello che traspare purtroppo, malgrado le facili commozioni dei giudici si impegnino a dimostrare il contrario.
“Lo so, mi mancherete… pure tanto.. e se c’è stato uno scemo del paese… oh, m’ha insegnato, non sapete quanto, a sorridere e a non aver pretese” chiuse così l’ultima puntata de “La Corrida”, Corrado Mantoni, oggi quello “scemo del paese”, così come lo chiamava lui, se si presenta davanti a Zerbi, alla De Filippi o a Scotti, rischia anche di passare il turno, come il ragazzo che la settimana scorsa fece finta di cantare e chissà per quale motivo, convinse la giuria; e questo non per carineria, ma semplicemente perché fa ridere, di gusto e appassiona il pubblico a casa. Se per Corrado lo “scemo del Paese” lo aiutava a sorridere e a prendersi sempre meno sul serio, con ironia e consapevolezza, non si può dire la stessa cosa di “Italia’s got talent” in cui quello “scemo” (rigorosamente tra virgolette) diventa il centro della trasmissione perché scatena le risate di una giuria e di un pubblico che non riescono o forse non vogliono guardare oltre, come ci ha insegnato Corrado. Una derisione dei concorrenti (in funzione dell’Auditel), di cui abbiamo già parlato qualche settimana fa a proposito di “Uman take control” e che dilaga ormai nella televisione generalista. Sarebbe bello che lo spettatore si indignasse di fronte a questo anziché ridere, perché non c’è davvero nulla di divertente, e che allo stesso tempo lo facessero i concorrenti nel momento in cui inizia a balenare loro in testa l’idea di prestarsi ad uno show del genere ma, cosa ancora migliore, sarebbe bello che si indignassero gli autori nel momento in cui vengono loro in mente certe idee. Non si può parlare di sperimentazione in questo caso, non possiamo dire che si tratta di nuovi programmi, per giunta innovativi perché, come abbiamo visto, sono ricchi di moltissimi riferimenti a trasmissioni passate o presenti; e non si può nemmeno dire che tutto questo può essere giustificato con gli ottimi dati d’ascolto perché arriva un momento in cui l’unica cosa innovativa sarebbe quella di mettere da parte l’Auditel e lasciare spazio alla ragione.

Condividi!
  • Print
  • Facebook
  • Add to favorites
  • email
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Twitter
  • Yahoo! Buzz

Lascia un commento

Devi aver effettuato l'accesso per poter commentare.