“LASCIAMI CANTARE”…SE PROPRIO DEVI!
Avrebbe dovuto iniziare venerdì scorso la nuova trasmissione canora condotta da Carlo Conti, ma la chiusura del programma di Vittorio Sgarbi subito dopo la prima puntata, ha costretto Rai Uno a rivedere il palinsesto posticipando l’inizio di “Lasciami cantare” a ieri sera. Tre puntate, sulla falsa
riga di “Ballando con le stelle”, che avranno come oggetto non il ballo, ma il canto. Dodici i personaggi famosi in gara, ovviamente non cantanti: Massimo Ghini, Massimo Ciavarro, Francesco Pannofino, Emanuele Propizio, Alessandro Borghese, Paolo Conticini, Gloria Guida, Licia Colò,
Eleonora Giorgi, Melissa Satta, Fanny Cadeo e Laura Barriales. Una la giuria composta da Patty Pravo, Gianni Boncompagni, Rosita Celentano, Camila Raznovich e Paolo Limiti, chiamata a giudicare le performance degli improvvisati cantanti preparati da quattro vocal coach tra cui spiccano i nomi di Luca Jurman e Maria Grazia Fontana trasferitisi dalla scuola di “Amici” alla prima serata di Rai Uno, come dire, un segnale di novità.
A parte il fatto che la trasmissione non sembra avere nulla in comune con il fortunato “Ballando con le stelle” di Milly Carlucci campione d’ascolti della stagione invernale; il format risulta statico e profondamente noioso, malgrado la bravura e la vitalità di Carlo Conti che, da solo, gli dà un
minimo di credibilità persa già dopo pochi minuti quando Boncompagni regala un dieci a una Melissa Satta sulla base di chissà quale criterio. C’è da dire che il talent canoro vip ci mancava.
Dopo la sfortunata sperimentazione di “Music Farm” attraverso la quale si cercava di riportare in luce cantanti, in un certo senso, dimenticati o in un momento di stallo della loro carriera; dobbiamo ammettere che un talent con concorrenti famosi da educare al canto non si era ancora visto, non che se ne sentisse la mancanza. L’idea potrebbe essere anche buona, interessante, il problema è come questa viene messa in pratica, a mio giudizio molto male, rimanendo troppo legati agli stereotipi “alla Carlo Conti”, e non provando a sperimentare davvero. Sarebbe stato interessante vedere un po’ di più la parte legata alle prove, alle lezioni, e sentirne discutere vocal coach e giuria. Invece la sensazione è che i concorrenti in sala prove non ci siano quasi finiti, e che le lezioni di canto non le abbiano viste nemmeno lontanamente: chi è conosciuto come artista completo, che annovera tra la sua carriera anche qualche musical, come Massimo Ghini, ad esempio, non fa altro che confermare mciò che il pubblico sapeva già; mentre artisti come Massimo Ciavarro o la già citata Melissa Satta che con il microfono e le sette note non sono evidentemente mai andati d’accordo, non hanno fatto altro che darcene la certezza al punto da domandarci se basteranno tre puntate ad educarli al canto. Non a caso la giuria, con il contributo di Anna Pettinelli, Marco Mangiarotti e Roberto Alessi ha deciso di eliminarli insieme a Eleonora Giorgi; evidentemente li ritiene proprio senza margine di miglioramento. Uno dei problemi fondamentali del format, però, sta anche in questo, nel grande ruolo ricoperto dalla giuria e dai giornalisti e dj che si alterneranno nel corso delle puntate e, quindi, nel fatto di non presentarsi effettivamente come un vero talent show, proprio perché manca l’elemento fondamentale: il pubblico. Non gli è concesso di partecipare attraverso il televoto, non è lui che ha in mano le sorti della gara e il destino dei concorrenti; manca quell’interazione tra il game e il pubblico che attraverso il televoto non solo decide la sorte dei suoi beniamini, ma si appassiona alla gara. È un meccanismo importantissimo per i talent show perché è quell’elemento che li differenzia dal semplice spettacolo canoro e permette di creare quell’empatia tra il concorrente e lospettatore che farà schierare quest’ultimo da una parte o dall’altra.
“Se non lo fa l’Italia un programma dove si canta, chi lo fa? Siamo tutti o commissari tecnici della Nazionale o tutti cantanti. E poi la musica resta la mia grande passione. L’idea è di dimostrare che anche persone famose che sanno canticchiare possono, studiando, cantare bene. Se funziona potrà tornare in autunno e permettere così ai Migliori Anni di riposare”. Queste le dichiarazioni del conduttore toscano prima della messa in onda, a cui chiediamo vivamente di continuare con i “Migliori anni”, quanto meno chi prenderà il microfono in mano lo farà con cognizione di causa, altrimenti ricordiamoci che esiste pur sempre il playback.










