“EUROVISION SONG CONTEST”: GUALAZZI CONVINCE L’EUROPA MA LA CARRA’ NON CONQUISTA L’ITALIA!


Raphael Gualazzi ad un passo dall’Europa. La nuova voce del jazz italiano si classifica secondo all’ “Eurovision song contest”, riportando l’Italia all’Eurofestival dopo tredici anni e sfatando ogni pronostico e previsione. Dietro solo all’Azerbaijan, il giovane cantautore, reduce dalla vittoria del
Festival di Sanremo 2011 nella sezione Nuove proposte, ha potuto collezionare un altro successo, questa volta europeo, regalando una grande soddisfazione al pubblico che, in compagnia di Raffaella Carrà, dei suoi ospiti e analisti, ha seguito con trepidazione sabato sera su Rai Due la
rassegna e l’intensa fase di votazione. Con la sua “Madness of love” Gualazzi ha conquistato il pubblico europeo dimostrando di essere una spanna sopra il resto dei partecipanti proprio perché completamente lontano dall’omologazione dilagante tra le altre canzoni e gli altri interpreti, tutti
molto simili e prevedibili. ”Abbiamo creduto sin dall’inizio nelle potenzialità di Gualazzi e del suo progetto”, ha dichiarato al termine della diretta il direttore di Rai 2, Massimo Liofredi e in questo dobbiamo dargli ragione dal momento che non avrebbe potuto rappresentarci meglio. Più critici
dobbiamo essere, invece, nei confronti della scelta dello stesso Liofredi di riportare una kermesse di questo tipo in Rai in cui non c’è posto per un altro Festival, soprattutto di questo tipo. L’Italia non è preparata ad una rassegna solo musica e niente spettacolo e le bassissime curve d’ascolto ne sono la
conferma, non c’è un bacino di pubblico pronto a recepire un prodotto del genere, anzi, proprio quella fetta di spettatori a cui dovrebbe essere destinato, quella dei più giovani, ha preferito guardare altro.


Non è bastato, infatti, il ritorno di Raffaella Carrà sugli schermi Rai dopo un lungo periodo di assenza e nemmeno l’intelligente collaborazione di Massimo Bernardini, conduttore di “Tv talk” e dei suoi analisti, né tantomeno la presenza di Bob Sinclar autore della recente cover dance del celebre brano della Carrà “A far l’amore”. Non c’è ritmo e la ritualità da festival finisce per essere pesante e noiosa al punto che il pubblico non vede l’ora di cambiare canale. Una media di 1.291.000 spettatori per una share del 6,43%, contro i 4.752.000 e una share del 23,48% di “Italia’s got talent” vincitore della serata. La Carrà sembra non essere mai mancata dalla tv e con una professionalità impeccabile porta avanti uno show nel suo complesso molto difficile da gestire. Compito non semplice il suo: narrarci quello che stava accadendo in diretta sul palco di Dusseldorf, seguendo la rigida scaletta dello show che aveva il già difficile compito di presentare venticinque canzoni in poco più di due ore, e allo stesso tempo lasciare spazio ai commenti e alle osservazioni degli ospiti in studio. Il risultato? Una noia mortale per noi poveri spettatori e probabilmente anche per gli sfortunati analisti che a fine serata non sapevano più cosa inventarsi, non c’era veramente più nulla da dire, né tanto meno da commentare. La Carrà avrebbe dovuto essere un valore aggiunto alla diretta, il suo apporto avrebbe dovuto rendere il tutto meno rigido di quanto già lo fisse, invece, probabilmente nemmeno per
colpa sua, si è ritrovata in mezzo ad un meccanismo che non le ha permesso di dare fluidità alla trasmissione, ma di accentuare al contrario la tedesca precisione e liturgia dello show. Si è trovata molto spesso a dover interrompere gli opinionisti nel momento in cui stavano commentando o
dicendo qualcosa di interessante riguardo ai brani proposti, o al contrario a dover incitare i loro interventi, o peggio ancora, quelli di uno svogliato Bob Sinclar, per riempire qualche momento morto. La diretta si è chiusa con la premiazione dei vincitori chiamati a cantare nuovamente il loro brano e mentre scorrevano i titoli di coda oltre a chiederci quando mai avremmo risentito la canzone che gran parte dei paesi europei avevano votato in maniera indiscussa; c’è una domanda che ci frulla in testa da quando ci siamo seduti sul divano per assistere allo show: ma se abbiamo smesso di
partecipare tredici anni fa ci sarà stato un motivo no? A voi la risposta.

Vi lascio al video della performance di Raphael Gualazzi, uno dei momenti più belli della kermesse

 

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