SULLE ROTTE DI VINICIO
Sarà per la sua vocazione portuale,per quel rapporto viscerale con il mare o forse per aver dato i natali al più celebre degli esploratori.Per alcune o per tutte queste ragioni Vinicio Capossela ha scelto Genova e il Carlo Felice come punto di partenza del suo nuovo tour,intitolato appunto”Marinai,profeti e balene”.
Il disco omonimo del cantautore nato ad Hannover è un percorso raffinato, ricco di citazioni che vanno da Omero a Dante,da Melville e Conrad fino agli abissi più profondi narrati da Jules Verne.
Il risultato è un album visionario e volutamente senza compromessi, a partire dal luogo scelto dal cantautore per la registrazione.Il vecchio pianoforte Seiler ha dovuto infatti da prima scalare gli ottanta metri a picco sul mare del Castello Aragonese di Ischia,per concludere la sua corsa nell’isola di Creta.
Sul palco scompaiono le scenografie sfarzose e i ritmi frenetici dell’ultimo tour; ne scaturisce un’atmosfera più intima, che agevola una narrazione fatta solamente di parole e musica che partono dal ventre del mostruoso leviatano .
C’è un’epica fatta di antieroi,di personaggi mitici umanizzati che si muovono tra fiaba e fedeltà letteraria.
Ciò che accomuna i diversi protagonisti dei brani è indiscutibilmente il loro rapporto con il mare e con il viaggio inteso come mezzo di conoscenza delle fragilità umane.
Ulisse,Polifemo,il capitano Achab e Lord Jim e molti altri animano un concept album difficilmente catalogabile se non come un riuscitissimo esperimento musical-letterario composto da 19 brani inediti.
Si va dalla dolce e sofferta “Dimmi Tiresia” alla ritmata “Billy Bud”- tratta dal racconto di Melville- fino all’incontro con l’uomo visto attraverso l’occhio del ciclope in “Vino vinocolo”.
L’infinità di citazioni e di riferimenti,impossibili da cogliere ad un primo ascolto,costruiscono un disco non sicuramente immediato e ribattezzato dall’autore stesso come “ciclopedica”.
In un’opera indubbiamente ricca,colta,a tratti ridondante e dai molteplici livelli di lettura,si coglie l’ennesimo passo verso la
sperimentazione di un autore fuori dai canoni di una musica ormai sempre più rapidamente consumata e gettata .
Per seguire Capossela in questo spettacolo occorre abbandonare incondizionatamente la razionalità per salire a bordo del suo pianoforte e lasciarsi trasportare dalle storie fatte di rotte surreali e percorsi musicali volutamente azzardati.
Coraggiosa è la scelta dell’autore di produrre attraverso la propria etichetta un album(la Warner curerà solo la distribuzione) dagli esiti commerciali tutti da verificare, ma sicuramente poetico e visionario al punto da permettere, a coloro che lo vorranno, di rimanere legati all’albero ad ascoltare il canto delle sirene protagoniste del brano conclusivo.










