GIORGIA PALMAS TRIONFA ALL’ISOLA DEI FAMOSI. SUPERSIMO: “NON CI PIEGHERETE MAI!”
Giorgia Palmas vince l’Isola dei Famosi 8 e la Ventura coglie l’occasione per mandare qualche frecciatina al grido di: “Non ci piegherete mai!”. Io non griderei così tanto vittoria, visto che l’Isola quest’anno si è dovuta piegare ben più di una volta, ed altrettante volte è stata salvata per il rotto della cuffia, persino dalla stessa conduttrice che si è dovuta improvvisare naufraga per riportare il suo programma ai livelli di ascolto degli anni passati. Si è conclusa ieri sera l’ottava edizione del reality show targato Rai Due con la vittoria della sarda, ex velina, nonché compagna del noto calciatore Davide Bombardini, Giorgia Palmas. Quarta classificata l’unica “non famosa” presente in Honduras, Roberta Allegretti; mentre salgono sul podio rispettivamente al terzo e secondo posto Laerte Pappalardo e Thiago Alves. È stata dura, ma alla fine Supersimo ce l’ha fatta ad arrivare fino in fondo, ora è arrivato il momento dei bilanci che, in realtà, erano già partiti poche ore prima della diretta: “Potrebbe essere arrivato il momento di una pausa”, ha dichiarato la conduttrice a qualche ora dalla finalissima, non dimentichiamoci, infatti, che il suo contratto è in scadenza e che da troppo tempo la Ventura esterna il desiderio di fare qualcosa di nuovo, chissà se sarà davvero così.
Il trionfo della semplicità, è stata apostrofata così la vittoria della Palmas: una giovane mamma, lontana dal lavoro da tre anni che, dopo due mesi di naufragio, spera di riconquistare la popolarità degli anni da velina e, perché no, di raggiungere magari il palco dell’Ariston sulle orme di Belen. Mi riesce difficile parlare di semplicità quando si tratta di reality show e soprattutto quando questa semplicità viene costruita ad hoc con un preciso filmato in cui la bimba della showgirl le urla “Ti voglio bene”, pochi attimi prima della proclamazione del vincitore. L’immagine della mamma lontana da casa da due mesi che non vede l’ora di rivedere la propria bambina. Questa è semplicità? A me questa sembra normalità, anzi, esasperazione della normalità, del desiderio di una bambina di
pochi anni di rivedere la madre. Basta spacciare tutto questo per semplicità, è uno schema visto e rivisto, che ormai fa parte della liturgia da reality in cui gran parte dei concorrenti non vedono l’ora di rassicurarci sulla loro autenticità: “Sono una persona semplice, sono vera”. La ridondanza ha finito per inflazionare il messaggio al punto che il pubblico non si pone nemmeno il problema di cosa intendano per “semplice”.
Un’edizione difficile quella di quest’anno, che ha dovuto fare in conti con l’ostilità dei dati Auditel e che ha costretto gli autori ad inventarsi l’impossibile per portare dignitosamente a termine il loro progetto. Come abbiamo già detto qualche settimana fa, il problema non riguarda il programma, ma la società che oggi, ancor più che in passato non si riconosce in un prodotto del genere, (se mai lo avesse fatto): la finzione da reality show non può competere con il disastro del reale e questo
sassolino posto costantemente nella scarpa del telespettatore non gli permette di seguire il programma con il giusto distacco. Non ci sono più quella serenità e quel disincanto nel guardare l’Isola e ad un pianto o ad una lite su come costruire una capanna si contrappongono i problemi delle famiglie italiane, e la bilancia crolla rovinosamente da una parte, non quella honduregna. A questo si aggiunge ovviamente una staticità del format, ormai diventato prevedibile, nelle prove, nella scelta dei concorrenti che, inevitabilmente, rappresentano modelli stereotipati, e ovviamente nelle eliminazioni. Allo stesso tempo, però, si nota anche un’esagerata voglia di ibridarsi con i più disparati programmi con la scusa di cogliere i loro punti di forza attraverso i quali fidelizzare il pubblico; in realtà questo non fa altro che confondere e rendere incomprensibile un genere già di per sé abbastanza complicato, dal momento che è anch’esso un’ibridazione di vecchi programmi con l’elemento della realtà. Sarebbe il caso, quindi, Supersimo di piegarsi e provare a ridare luce a questo programma partendo
dalle fondamenta, costruendogli una nuova identità che non può più avere nulla a che fare con quella passata; oppure arrendersi all’esaurimento di un genere che ha ben poco da offrire ormai ad una società della quale sono già stati mostrati tutti i lati, anche quelli meno edificanti. Meglio
fermarsi quando si è ancora in tempo, anziché peggiorare le cose.
















