LO SHOW DEI RECORD. GERRY SCOTTI vs BARBARA D’URSO
Gerry Scotti lascia “La Corrida” e prende in mano il timone de “Lo show dei record”. Giunto alla sua quarta edizione il programma di Canale 5 condotto per due anni da Barbara D’Urso e per una sfortunata edizione da Paola Perego, è tornato in onda dal 17 marzo e ha già ottenuto ottimi risultati d’ascolto, nonostante la difficile collocazione contro “Annozero” di Michele Santoro e “Un medico in famiglia 7”.
Torna uno dei programmi di punta della D’Urso, ma questa volta senza di lei e senza
Pingping, l’uomo più basso del mondo che aveva affiancato la conduttrice nella sua ultima edizione, purtroppo scomparso qualche tempo fa. Accoppiata vincente che gli autori decidono di mantenere anche in questa edizione. Cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia, così al Gerry nazionale che considerando la quantità di trasmissioni condotte nello stesso momento e la massiccia presenza in video, può essere in un certo senso, considerato il corrispettivo maschile della conduttrice napoletana; viene affiancata l’adolescente più bassa del mondo Jyoti Amge, di origineindiana.
Fin da subito si sente l’aria di cambiamento non solo per quanto riguarda la conduzione, ma anche per quanto concerne la regia, affidata a Roberto Cenci, che aveva già collaborato con il presentatore durante “Io canto”.
Gerry Scotti centra in pieno l’obiettivo della trasmissione e da esso non si smuove nemmeno per un attimo, a differenza di quanto faceva la D’Urso che non è mai riuscita a dare il giusto tono al programma, mostrandosi in molti casi troppo sopra le righe: esageratamente drammatica nella presentazione delle prove, sempre a sottolineare la pericolosità delle stesse; o al contrario fintamente simpatica e spiritosa da sembrare costruita. È evidente, infatti, che gli autori abbiano deciso di puntare su una trasmissione più leggera nei toni, ma anche nella liturgia vera e propria.
Via dunque le facce da melodramma di Barbara D’Urso che ormai sono diventate il biglietto da visita del suo programma pomeridiano; via le finte risate, il finto divertimento di una presentatrice che vuol far di tutto per ravvivare l’animo del pubblico di fronte
alle prove più disparate e a volte davvero inguardabili; e spazio ad una conduzione più dinamica, meno seriosa e rituale, spazio alla risata, alla bonaria presa in giro di strani personaggi che non si sa perché abbiano ad esempio deciso di farsi saltare sulla lingua trappole per topi.
Scotti sa stare al suo posto, sa dare valore alle prove dei concorrenti senza esagerare e senza prevaricare su di esse. Allo stesso tempo però è capace anche di alleggerire i toni quando è il caso di farlo; riesce a sdrammatizzare, a far sorridere una ballerina di Pole Dance durante la sua prova, senza compromettere la stessa. Sa farlo nel modo giusto, con distacco e coinvolgimento allo stesso tempo, al punto da mostrarsi un ottimo padrone di casa.
A dimostrazione della volontà di dare maggiore dinamicità al programma, è
importante sottolineare la presenza di Davide De Zan come inviato esterno, storica voce del ciclismo italiano, telecronista del Giro d’Italia che molti di noi assoceranno sicuramente alle scalate di Marco Pantani e che qua assume un ruolo determinante da vero cronista per le prove esterne, capace di farci appassionare ad uno spericolato atleta che ha pensato bene di attraversare Piazza Castello a Milano camminando su un filo come un funambolo. Scotti lascia spazio al telecronista perché sa che in quel momento spetta a lui il compito di coinvolgere lo spettatore nel modo più conosciuto e appropriato, dal momento che anche in questo caso di impresa sportiva si tratta.
A livello tecnico quindi e strutturale il programma sembra ben distribuito tra il conduttore Gerry Scotti, l’inviato Davide De Zan e i giudici del Guinness World Record che, volutamente ricoprono il loro ruolo in maniera impeccabile, ma senza trattenersi dall’essere coinvolti negli opportuni siparietti del conduttore.
Per quanto riguarda i contenuti mi chiedo perché: non perché si faccia un
programma del genere che può risultare anche abbastanza divertente e leggero, ma perché ricoprirsi il corpo di tatuaggi, farsi lanciare una palla da bowling sulla testa sulla quale, a sua volta, sono state poste tre lastre di cemento che dovranno essere rotte e tentare di battere il record di qualcuno che evidentemente aveva già provato a fare la stessa cosa.
Ecco l’unica domanda che mi pongo è perché? E non sono l’unica, vi lascio a questo sketch di Luciana Littizzetto, andato in onda l’autunno scorso, sentite cosa pensa lei delle stranezze da Guinnes World Record e non provate assolutamente ad attaccare le vostre orecchie ad un pullman di undici tonnellate !!!










